Sami Panico: cioè quando si parla di famiglia e di rugby

Il fatto di cronaca di un paio di giorni fa ha scatenato due dibattiti nel mondo ovale.

Sami Panico arrestato per possesso di droga. La notizia, nuda e cruda, è questa e su questo blog l’abbiamo data così, senza tanti ricami. Una scelta dettata dalle mie personali esigenze domenica, ma anche perché in quel momento, quando le notizie erano ancora scarne e legate a pochi lanci d’agenzia, non mi sembrava il caso di condire una storia triste.

In queste ultime 48 ore, però, tanto si è detto e scritto attorno all’arresto dell’ex pilone azzurro. E i principali temi sono stati la famiglia di Sami da un lato e il mondo del rugby dall’altro. Con forti polemiche sui social. Ma andiamo con ordine.

In molti dopo la notizia hanno ricordato le origini di Sami Panico e, in particolare, il suo rapporto con il presunto fratello naturale. Fratello che, come rimbalza sui social e non solo, frequenterebbe da sempre cattivi giri a Roma, e sarebbe legato alla criminalità organizzata. E molti in questo ricordo hanno visto una “giustificazione” da parte di alcuni commentatori verso ciò che Sami ha fatto. Personalmente credo che ripercorrere la vita del pilone delle Zebre (senza conferme) non significhi giustificarlo, così come dal mio punto di vista non vi può essere giustificazione nel suo gesto.

La famiglia, nel bene o nel male, influenza la nostra vita e le nostre scelte. E chi è nell’ambiente e conosceva la situazione di Sami Panico può essere rimasto turbato dal suo arresto, può esserci rimasto male e sorpreso, ma sicuramente non è uno shock come sarebbe potuto essere se al posto del pilone ci fosse stato un altro ragazzo delle Zebre o dell’Italia. Non faccio nomi per non accostare nessuno a questo fatto di cronaca, ma penso che chiunque bazzichi Parma possa pensare ad almeno alcuni giocatori che mai e poi mai vedrebbe implicati in una storia del genere.

E questo, in parte, ci porta al secondo punto. Ieri su Il Tempo è uscito un articolo che, personalmente, non mi censuro dal definire indecente. Partendo dall’arresto di Sami, infatti, l’articolista elenca una serie di eventi sportivi o di cronaca avvenuti nel passato più o meno recente, per dipingere un quadro fosco del rugby. Insomma, un’occasione per ricordare come i “valori del rugby” siano soltanto una bufala e che, invece, anche il rugby è sporco.

Ma proprio la storia di Sami Panico avrebbe dovuto fermare l’articolista dallo scrivere quell’articolo. Perché un caso, seppur eclatante, non fa certo di tutta l’erba un fascio e un caso come quello del pilone delle Zebre è ancora più difficile da ascrivere alla normalità. Anzi, proprio lo sport – e lo intendo in senso generale, non solo il rugby – è da sempre un’arma fortissima per non far sbagliare strada a chi, per provenienza familiare o sociale, è a rischio. E un fallimento, come può essere visto quello di Panico, non fa – appunto – di tutta un’erba un fascio.

C’è, però, anche il rovescio della medaglia. Perché se è vero, e chi bazzica il rugby e la comunicazione lo sa benissimo, che c’è un mondo giornalistico che non perde occasione per gettare letame sul rugby, dall’altra parte c’è anche un mondo del rugby che vive su un piedistallo, convinto di una assoluta superiorità morale di chi pratica o ha praticato rugby rispetto a tutti gli altri. Indistintamente, proprio il rovescio della medaglia dell’articolo del Tempo. Purtroppo, però, c’è chi sbaglia ovunque, c’è chi si fa affascinare forse dai soldi facili nel mondo del calcio, così come in quello di chi scia, gioca a volley o a rugby. E, forse, il caso di Sami serve anche a ricordare a tutti che il rugby non è un’isola felice e perfetta, anche qui c’è chi sbaglia.

QUI, invece, trovate il commento de Il Grillotalpa sull’accaduto e non solo.

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

9 commenti su “Sami Panico: cioè quando si parla di famiglia e di rugby

  1. Di schifezze nel rugby ne ho viste tante,ma ho come l’impressione che tra gli addetti ai lavori come nei tifosi ci sia una certa miopia,un vizio di nascondere la testa sotto la sabbia quando succede qualcosa in questo sport,ma se succede qualcosa altrove sono i primi a puntare il dito. Concordo con chi dice che i tanto ostentati valori del rugby sono solo una bufala

    1. Sarà come dici tu ma le schifezze che si sono viste nel calcio non sono certo delle bufale : quelle sono state e sono reali!

      1. Ecco questa è la conferma di quanto dicevo,attaccare gli altri e non guardare quello che succede nel proprio ambiente

  2. egregio Duccio, mi permetto di darti del tu, mi chiedo se ricordi un bell’articolo di un tuo ex collega, F: Costantino, che parlava proprio dell’aura che il rugby si è costruito addosso. L’articolo parlava di decantati valori, e dell’amara sorpresa che un neofita avrebbe avuto entrando in questo ambiente, che non è fatto di super uomini, ma di persone normali. Si è cavalcato troppo il giochino dei valori, adesso non ci fa più manco gli spot lo sponsor birraio. Costantino chiudeva l’articolo dicendo che alla fine, del rugby, quel che ti resta è il rugby stesso. Che per me è il gioco più bello del mondo, e con questo va attratta la gente, non con la promessa di chissà cosa.

  3. I valori del rugby sono nelle regole del gioco, tecniche e comportamentali. In campo. E per quanto si faccia il possibile e l’impossibile, non le hanno ancora stravolte del tutto. Per adesso. A proposito, sul Falau rule: annacquino un altro po’ il criterio (un endemismo cardine del rugby) di pericolosità/salvaguardia della integrità fisica dell’avversario e auguri.

  4. una disciplina tecnica e comportamentale la danno tutti gli sport, meno quello più diffuso…
    dite che non ci sia rispetto dell’avversario nel pugilato o nelle arti marziali, dove i colpi scorretti potrebbero risultare letali? quanti sono i giocatori di basket o pallanuoto che simulano o che vanno parlare a brutto muso con l’arbitro? eppure se ne danno di santa ragione anche loro e non potete dire che non sia uno sport di confronto fisico…
    avete idea di quanta disciplina ed allenamento sia richiesta ad un ginnasta o ad un nuotatore?
    i rugbisti non hanno in custodia esclusiva nessun valore particolare…
    a noi piace la baea bigoea ma non siamo meglio dei ciclisti…

  5. “La famiglia, nel bene o nel male, influenza la nostra vita e le nostre scelte” Duccio occhio per me frase un po’ pericolosa se si applica a livello generale in qualsiasi aspetto della vita di una persona

    1. Stefo, è ovvio che puoi finire male anche se hai una famiglia per bene alle spalle che ti è stata accanto, ecc.ecc… così come puoi finire benissimo anche se vieni da un ambiente “difficile”, ma l’ambiente socio-culturale da cui arrivi fa molto. E’ indubbio.

      1. Duccio dico qualcosa di diverso, e’ una frase che se applicata generalmente puo’ essere usata in maniera molto pericolosa…potrei farti un esempio semplice ma evito per evitare si crei la rumba sul blog

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