Mondiali 2019: in Giappone vietati i tatuaggi ai rugbisti

I giocatori delle 20 nazionali dovranno coprirli durante gli allenamenti e le sessioni in piscina.

Si sa, i rugbisti amano tatuarsi. Gli All Blacks, soprattutto quelli di origine maori, lo fanno per una questione di tradizione centenaria, ma anche gli altri atleti non disdegnano disegni sul proprio corpo. In Giappone, però, i tatuaggi hanno un altro significato. Sinistro. Sì, perché nella terra del Sol Levante i tatuaggi simboleggiano la Yakuza, la mafia giapponese. Così chi vuole andare in una piscina pubblica, in palestra o in un luogo dove ci si spoglia in pubblico non può avere dei tatuaggi. Sono vietati.

E ora? Cosa succederà quando tra un anno 20 squadre arriveranno in Giappone e oltre 600 rugbisti professionisti sbarcheranno, molti di loro con tanti tatuaggi ben evidenti? Il governo giapponese e gli organizzatori della Rugby World Cup 2019 hanno chiesto ai giocatori di coprire i tatuaggi. Non durante le partite, sarebbe difficile e complicato, ma almeno durante gli allenamenti, quando spesso i rugbisti si riscaldano con canottiere o a torso nudo, mettendo in bella evidenza i propri tatuaggi. Allo stesso modo dovranno coprirli in piscina.

In giapponese i tatuaggi sono chiamati irezumi o horimono e la tecnica tradizionale giapponese è detta tebori. L’irezumi, in origine, era praticato come mezzo punitivo, come pena per criminali che si macchiavano di reati minori, come furto, frode ed estorsione, ed era in contrapposizione con il tatuaggio a scopo decorativo chiamato gaman. Infatti, ancora oggi gli horishi, ovvero i maestri tatuatori, chiamano il tatuaggio Horimono. La nascita della cultura borghese, che iniziava a essere più istruita, a partire dal XIX secolo, ha fatto evolvere il tatuaggio giapponese con disegni e stili unici che prendevano spesso spunto dalle decorazioni dei kimono, dagli abiti dei samurai, o da abiti da cerimonia. L’irezumi ha la caratteristica di coprire gran parte della superficie del corpo, anche se in genere sono escluse mani, piedi e testa.

Il tatuaggio horimono nella sua forma attuale si è sviluppato a fine Ottocento e ha subito fasi alterne di popolarità, essendo stato proibito e riammesso nella legalità più volte; era una decorazione tipica di quella fascia della società giapponese chiamata ukiyo, che comprendeva prostitute, giocatori d’azzardo, malviventi, piccoli commercianti, attori kabuki, ma soprattutto era diffuso tra i pompieri, i bakuto, predecessori degli attuali Yakuza, e i lavoratori di fatica; presso la classe “alta” e i samurai era molto raro trovarne esempi.

Foto – Instagram/allblacks

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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4 commenti su “Mondiali 2019: in Giappone vietati i tatuaggi ai rugbisti

    1. Probabilmente mi mancano informazioni a riguardo ma a me così giusta non sembra. Quindi se da oggi la Yakuza decide che tutti i propri affiliati devono tingersi di biondo da domani vietiamo i biondi in Giappone? In compenso ho capito che non avendo tatuaggi posso andare in Giappone a fare il criminale, non mi scopriranno mai! 😁😁😁

      1. In Giappone ed in Cina i membri della criminalità organizzata devono utilizzare un certo tipo di capigliature e tatuaggi per riconoscersi tra di loro ed evitare che vengano coinvolte persone innocenti

  1. grazie per questo articolo; sono un appassionato di tatuaggi, e queste curiosità sono davvero interessanti!
    La situazione in sé mi fa un po’ ridere, se penso a quelli che dovranno allenarsi in maglia a manica lunga in un ambiente che dovrebbe essere piuttosto caldo…sta a vedee che gli all blacks verranno sconfitti dai loro stessi tattoo! 🙂

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