Rugby 7s: Italia, è di nuovo l’anno zero

Programmazione assente e menefreghismo stanno rendendo inutile il lavoro dell’Italseven.

Un decimo posto mediocre chiude le Grand Prix Series dell’Italseven (vinte dall’Irlanda che ha dominato 3 tappe su 4, davanti a Germania e Russia, mentre gli azzurri chiudono al settimo posto). La squadra di Vilk aveva – come un anno fa – illuso dopo Mosca, dopo un terzo posto che faceva sperare che la caccia a Hong Kong fosse alla portata degli azzurri. Ma da quel momento le cose sono andate sempre peggio e con Marcoussis, Exeter e Lodz il sogno si è trasformato in incubo e i pregi visti in Russia sono evaporati con l’estate.

Una difesa a tratti imbarazzante si è vista unire a un attacco che in Polonia ha toccato i punti più bassi. Giocatori che si impuntavano in azioni solitarie, l’incapacità di organizzarsi, sostegni che non c’erano, azzurri fuori posizione quasi sempre rendevano impossibili gli offload e le azioni si spegnevano in un nulla di fatto. Insomma, dopo Mosca siamo tornati quasi all’anno zero e l’Italseven va ripensata da capo.

28 GIOCATORI PER UN TORNEO

A Mosca i convocati erano:
James AMBROSINI, Diego ANTL, Massimo CIOFFI, Mattia D’ANNA, Daniele DI GIULIO, Matteo FALSAPERLA, Alessio GUARDIANO, Gino Neil LUPINI, Richard PALETTA, Andrea PRATICHETTI, Gianmarco VIAN, Luca ZINI

A Marcoussis cambiano 5 giocatori:
James AMBROSINI, Francesco BONAVOLONTA’, Mattia D’ANNA, Matteo FALSAPERLA, Alessio Gianluca GUARDIANO, Gino Neil LUPINI, Federico MORI, Luca PETROZZI, Andrea PRATICHETTI, Simone RAGUSI, Simone ROSSI, Gianmarco VIAN

A Exeter, invece, sono tre le novità:
James AMBROSINI, Giorgio BRONZINI, Lorenzo Maria BRUNO, Mattia D’ANNA, Matteo FALSAPERLA, Alessio Gianluca GUARDIANO, Marco LAZZARONI, Gino Neil LUPINI, Federico MORI, Luca PETROZZI, Simone RAGUSI, Luca ZINI

A Lodz, infine, addirittura otto i volti nuovi:
Jacopo ABRAM, Simone BALOCCHI, Giulio BERTACCINI, Gabriele BRONZINI, Lorenzo Maria BRUNO, Simone CORNELLI, Mattia D’ANNA, Matteo FALSAPERLA, Gabriele LEVERATTO, Federico PAVAN, Andrea TROTTA, Luca ZINI

Insomma, in quattro tappe del torneo si sono utilizzati ben 28 giocatori, con i soli Falsaperla e D’Anna a disposizione di Andy Vilk per l’intera stagione. Infortuni, ma soprattutto scelte personali o dei club d’appartenenza hanno obbligato il tecnico britannico a ridisegnare di volta in volta la squadra, rinunciando in più di un’occasione ai giocatori più esperti e talentuosi del gruppo. Difficile, in queste condizioni, costruire qualcosa.

ZERO PROGRAMMAZIONE

La stagione del Seven è breve, racchiusa in pochi mesi e pochissimi appuntamenti. Per fare il salto di qualità serve creare un gruppo stabile che si alleni regolarmente, che impari realmente le peculiarità del rugby a sette, con giocatori di talento e non con scelte fatte più che altro per mancanza di alternative. La Fir, ancora una volta, dimostra di peccare di programmazione e l’Italseven si ritrova al punto di partenza.

L’ACCADEMIA NON BASTA

Ora, forse, partirà l’Accademia. Ma è sempre e comunque troppo poco. La Coppa Italia, inutile riempitivo durante le finestre europee, avrà cambiato nome, ma non la sostanza. Inutile. Pensare, invece, a un torneo 7s che coinvolga tutti i club di Top 12 e che permetta al ct azzurro di osservare possibili giocatori di qualità nella versione ridotta della palla ovale sarebbe fondamentale, così come imporre – come già avviene per la Nazionale maggiore – ai club la liberazione dei giocatori d’interesse nazionale del 7s. Anche con incentivi, ovviamente, ma permettendo così allo staff di iniziare la stagione con la certezza di una rosa competitiva e che si possa replicare di tappa in tappa durante le Grand Prix Series.

Mosca ha dimostrato che le potenzialità per costruire un’Italia al livello delle migliori nazionali d’Europa ci sono, ma bisogna anche mettere staff e giocatori in condizione di raggiungere questo livello, non lasciandoli allo sbando come ormai da troppo tempo succede. Ripeto un vecchio concetto: il Seven potrà non piacere ai puristi, ma è sport olimpico e il menefreghismo che lo circonda a livello federale è grave.

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

4 commenti su “Rugby 7s: Italia, è di nuovo l’anno zero

  1. Duccio io manco me ne stupirei. In Italia le parole si dicono per dare aria alla bocca 3 volte su 4, in Fir poi c’è una best practice in questo.
    Basta quello “Zero programmazione” a dire tutto, nonostante Malagò stesso sia andato a salutare i ragazzi (grande aiuto eh…) il che lascierebbe pensare che il CONI ci tiene. Ma se lo status dello sport italiano (anche molto più “di nome” del rugby a 7) è quello che, non c’è da stupirsi più di tanto

  2. “Mosca ha dimostrato che le potenzialità per costruire un’Italia al livello delle migliori nazionali d’Europa ci sono”. Ciao Duccio, dopo un figurone come hai ben descritto, questa però proprio non l’ho capita. A meno che non sia sulla falsariga di “il ragazzo è intelligente ma non si impegna”. Traduzione scolasticamente corretta di “suo figlio è un deficiente”.

  3. Duccio, opinioni. Per me le potenzialità non ci sono. Almeno finché non si comincerà a giocare a 7. Con le terze e quarte scelte del derelitto domestico dei quindicesimi nel ranking a 15 e senza nessuna struttura agonistica a 7 vai da nessuna parte, neanche con un’accademia a Fatima. Figurarsi in caserma.

Rispondi