Il Tinello di Munari: Concussion, infortuni e il futuro del rugby

Nuovo appuntamento con Vittorio Munari con il suo Tinello. Oggi si parla di placcaggi alti, commozioni cerebrali, pericoli e rischi del rugby moderno.

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

4 commenti su “Il Tinello di Munari: Concussion, infortuni e il futuro del rugby

  1. Il discorso sulla tecnica di placcaggio spesso causa delle concussions e’ un discorso che si era fatto in privato con alcuuni amici e concordo e vero non e’ solo questione di mancanza di tecnica ma anche di metodologia difensiva.

    Tutti i discorsi di Munari mi trovano pienamente d’accordo pero’ manca a mio modesto avviso qualcosa alla sua analisi.

    Siamo d’accordissimo sui sitemi difensivi diversi, siamo d’accordissimo che servirebbe che gli arbitri fossero piu’ consistenti nel punire i placcaggi alti, d’accordissimo che l’idea di aumentare le sostituzioni e’ fuori di testa pero’ bisogna anche affrontare la realta’ che in tutti gli sport la fisicita’ e’ aumentata, e’ l’evoluzione della scienza dello sport, dei metodi di allenamento legittimi e non.

    LA domanda a WR su cosa vogliono fare col rugby e’ giustissima, e la deriva “spettacolarizzare” il rugby e’ palpabile anche nelle assurde regole per cercare di far lievitare i punteggi all’urlo “piu’ punti piu’ figo” che io trovo oscena come idea, pero’ come sia ffronta il problema dell’evoluzione dello sport come scienza specialmente nel professionismo?

    Copio da un post che scrissi settimane fa riguardo ai ritiri preoci, ma che e’ calzante anche qua: “L’evoluzione scientifica dello sport che porta a giocatori fisicamente piu’ performanti e potenti in tutti i ruoli non si puo’ fermare, inutile girarci intorno non puoi fermare l’evoluzione della scienza applicata allo sport, sia essa alimentazione, medicina sportiva, metodologia di allenamento per rendere giocatori piu’ veloci, forti, performanti.”
    Ed allora come si puo’ affrontare il problema concussion ed in generale infortuni alla lcue di questo? Che bene o male e’ inerente alla domanda di Munari “cosa vogliamo fare col rugby?”

    Non sono un medico pero’ come Munari (mi pare di capire) ho dubbi che cambaire la linea di placcaggio come si prova sia una soluzione veramente efficace per il problema concussion, e torno a copiare qualcosa che scrissi settimane fa: “Dove si puo’ e si deve intervenire e’ a livello di far si che i giocatori non siano esposti durante l’arco della stagione ad un eccessivo numero di partite che fanno si che aumenti il rischio infortuni, si riducano i tempi di recupero tra una aprtita e l’altra ecc. Sfoltire i calendari e’ cosa difficilissima, quello che si puo’ intervenire e’ l’inserimento per qualsiasi affilaito a World Rugby del numero massimo di aprtite che un giocatore puo’ giocare nell’arco della stagione tra nazionale e club. Forse anche mettere il numero massimo di settimane consecutive in cui un giocatore puo’ essere impiegato sarebbe opportuno…mi spiego se uno studio inviduasse in 3 settimane consecutive di esposizione allo sport con contatto pieno allora la quarta settimana il giocatore non puo’ giocare e non puo’ prender parte alla aprte di allenamenti che prevedono contatto fisico pieno.”

    E’ la soluzione? Non lo so come scrissi sempre nello stesso post servirebbero studi accurati per capire il numero di aprtite giocabili e tempi di recupero obbligatori da applicare, pero’ per me questa e’ l’unica maniera per cercare di salvaguardare i giocatori e smettere di trattarli come carne da macello. Servira’ contro le concussion? No probabilmente no ma vedo difficile un cambiamento di regolamento che elimini il problema del tutto.

  2. World Rugby ultimamente è distratta su più fronti, forse troppo distratta dal tintinnio dei soldi…
    sulla tecnica di placcaggio alle volte errata, il caso dell’infortunio di Ezeala è emblematico, tecnicamente orribile e al limite dell’autolesionismo.
    Molti e tanti parlano, ma di soluzioni tangibili se ne vedono sempre meno, ci stanno tentando in Inghilterra nel Championship abbassando a sotto le ascelle la linea del placcaggio, molto scettici gli addetti ai lavori, ma vediamo cosa accadrà…
    Io per deformazione professionale rimango dell’idea che il rischio si abbassa anche diminuendo il tempo di esposizione, per cui giocare meno per giocare tutti è l unica soluzione, vallo a spiegare a WR che non si scompone di nulla di fronte a chi organizzerebbe partite in culo al mondo pur di racimolare soldi..

  3. Con Stefo si discuteva appunto giorni fa: abbassare la linea del placcaggio di sicuro riduce i rischi per la carotide (e va bene, non sono pochi gli incidenti e molto spesso irreparabili) ma conta ben poco per la incidenza sempre più preoccupante degli esiti da concussion (di cui tra l’altro e molto spesso è vittima il placcatore) che comunque a mio parere sono principalmente legati a quel che Munari spiega perfettamente col concetto di vincere la linea di collisione e non più la linea del vantaggio. Di mio e in quella prospettiva di deriva a XIII ci aggiungo lo sdoganamento del placcaggio con la spalla avanti all’isolana, la tolleranza generale per il placcaggio con le manine (come appendice alla TRex) che arrivano dopo che l’uomo è stato già abbattuto dalla spallata, e quella sempre più diffusa per il placcaggio senza mani che sarebbe da rosso e spesso, quando va bene, danno il giallo (se no calcio o addirittura in cavalleria). Per cui, al di là dei limiti tecnici, ci sono giocatori (e tecnici )anche di prima fascia che su quelle tolleranze ci han costruito una carriera. Limitare i minutaggi e introdurre i riposi obbligatori per diminuire la frequenza, far rispettare le regole che ci sono (meglio, ci sarebbero) già sarebbe il primo e più importante passo per la salvaguardia dell’integrità fisica dei giocatori. Almeno a parer mio.

  4. Concordo con quanto già detto, in realtà i campionati vengono allargati aumentando quindi le partite e conseguentemente le occasioni di infortunio (Pro 14, Eccellenza, ecc.).

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