Infortuni e addii: salvate i soldati Heathcote

Il Grillotalpa, aka Paolo Wilhelm, parte dal ritiro di Sam Warburton per parlare di quei giocatori sconosciuti messi in disparte per gli infortuni.

Due storie diverse, eppure molto simili, finite sui giornali a poche ore di distanza l’una dall’altra. E che dovrebbero spingere il rugby a farsi qualche domanda. Sam Warburton, 30 anni da compiere il prossimo 5 ottobre, lascia il rugby giocato. Uno dei giocatori più forti e determinanti nel suo ruolo (e non solo) degli ultimi 10 anni appende gli scarpini al chiodo perché non ce l’ha fatta a recuperare da due infortuni che gli hanno fatto saltare interamente l’ultima stagione.

Tom Heathcote è uno scozzese di Inverness. Ha 26 anni, mediano di apertura, ha giocato con le maglie di Edimburgo, Bath e Worcester Warrior. Ha vestito le maglie della nazionale scozzese A, per tre volte quella della nazionale maggiore del suo paese e – per non farsi mancare nulla – pure quella dell’U20 inglese. Un giocatore di qualità che oggi è senza contratto: una serie di infortuni alla testa hanno limitato il suo utilizzo nel corso degli ultimi anni e il campo da gioco nell’ultima stagione lo ha praticamente sempre visto da lontano.

Due storie che sembrano lontanissime ma che invece sono molti più vicine di quello che una prima e superficiale impressione può lasciare. Perché entrambe ci dicono tanto sul rugby di oggi, uno sport in cui l’aspetto fisico oggi è sempre più sovraesposto. Che lo si faccia per motivi tecnici o di mero spettacolo poco conta, perché  alla lunga i risultati sono (anche) questi. Continua a leggere su Il Grillotalpa.

Un commento su “Infortuni e addii: salvate i soldati Heathcote

  1. In tutti gli sport la fisicita’ e’ aumentata, e’ l’evoluzione della scienza dello sport, dei metodi di allenamento legittimi e non.
    Oggi come oggi uno coem MAradona anche con la sua classe immensa probabilmente faticherebbe con la fisicita’ dei giocaotri moderni, uno come Platini non si potrebbe eprmettere di fumarsi la sigaretta all’intervallo come racconta facesse ai suoi tempi…e cosi’ via….si vede che col Mondiale qualcosina di calcio lo assorbito per osmosi 🙂

    Nel basket e’ cambiata da mo con gente come Lebron James vero e propro paraccaro.

    Nel rugby la cosa e’ ancora piu’ dotto gli occhi perche’ si e’ passati al professionismo vero e proprio solo poco piu’d i 20 anni fa, quindi si e’ avuta una prima evoluzione dall’era amatoriale-semipro a quella dei pro veri e propri e l’ondata dell’iultimo decennio che ha inasprito il problema.

    L’evoluzione scientifica dello sport che porta a giocatori fisicamente piu’ performanti e potenti in tutti i ruoli non si puo’ fermare, inutile girarci intorno non puoi fermare l’evoluzione dellaa scienza applicata allo sport, sia essa alimentazione, medicina sportiva, metodologia di allenamento per rendere giocatori piu’ veloci, forti, performanti. Dove si puo’ e si deve intervenire e’ a livello di far si che i giocatori non siano esposti durante l’arco della stagione ad un eccessivo numerod i aprtite che fanno si che aumenti il rishcio infortuni, si riducano i tempi di recupero tra una aprtita e l’altra ecc. Sfoltire i calendari e’ cosa difficilissima, quello che si puo’ intervenire e’ l’inserimento per qualsiasi affilaito a World Rugby del numero massimo di aprtite che un giocatore puo’ giocare nell’arco della stagione tra nazionale e club. Forse anche mettere il numero massimo di settimane consecutive in cui un giocatore puo’ essere impiegato sarebbe opportuno…mi spiego se uno studio inviduasse in 3 settimane consecutive di esposizione allo sport con contatto pieno allora la quarta settimana il giocatore non puo’ giocare e non puo’ prender parte alla aprte di allenamenti che prevedono contatto fisico pieno.

    I numeri sopra sono solo al fine della discussione, non posso proporre un numero perche’ ci sarebbe bisogno di un’analisi scientifica che diano indicazioni ma questa e’ a mio personalissimo avviso la strada da eprcorrere. Eliminera’ i ritiri per infortuni del tutto? Ovviamente no…questo e’ impossibile, pero’ individuare un massimo di stress fisico che un giocatore puo’ sopportare durante la stagione e per periodo continuativo prevedendo quindi periodi di recupero fisico obbligatori nella stagione potrebbe aiutare….ed aggiungo farebbe parte dell’evoluzione dello sport come scienza.

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