Rugby 7s: Italia, quel ritardo ormai inaccettabile

Il flop nelle Grand Prix Series dimostra come la FIR abbia sottovalutato troppo a lungo la disciplina olimpica.

Un decimo posto al termine di un torneo giocato oggettivamente male, dove i limiti sono emersi in maniera più che evidente. Un decimo posto che segue il settimo di Marcoussis e che cancella l’exploit di Mosca, quando l’Italseven è salita sul podio conquistando il terzo posto. La tappa di Exeter mette a nudo il gap tra il movimento italiano di rugby a sette e l’élite europea della versione olimpica della palla ovale.

Orazio Arancio e il flop

“Deludente 10° posto, nonostante tutti i buoni propositi di rivincita. Finita energia fisica e soprattutto mentale in una disciplina che ne richiede sempre il massimo. Probabilmente la mancanza per i nostri ragazzi di un’attività continuativa e stabile rende tutto più complicato, ed anche quest’anno dopo una buona partenza, con il terzo posto a Mosca, non siamo riusciti a confermare lo standard. Speriamo che vada presto in porto il progetto sul Seven” ha scritto ieri su Facebook Orazio Arancio, il responsabile Fir del rugby 7s.

“Speriamo che vada presto in porto il progetto sul Seven” scrive Arancio. Ecco, tutto si racchiude in queste poche parole. Soprattutto in una, cioè “progetto”. Quello che, al di là della buona volontà di Arancio, all’impegno di Andy Vilk e di tutto lo staff e l’entusiasmo degli azzurri convocati, è mancato da troppo tempo. Un “progetto” mai realmente decollato, con l’Italseven che da sempre è l’ultima ruota del carro federale.

Un ritardo di 10 anni

Basta parlare con chi è nel giro per capire come i problemi, i limiti, il budget ridicolo rendano tutto più difficile. Basta vedere i comunicati stampa, spesso infarciti di errori e disattenzioni (dal ct chiamato Wilk agli errori su avversari o risultati), per capire come il rugby 7s non faccia parte del progetto federale, se ce ne è uno. E basta vedere l’Irlanda per capire come un progetto, anche se nato da poco, può fare la differenza.

Il rugby 7s è sport olimpico da Rio 2016, ci sarà a Tokyo 2020 e a Parigi 2024 almeno. Il rugby 7s è entrato nell’orbita olimpica da un decennio, eppure Fir e Coni non hanno mai portato avanti un progetto serio per questa disciplina. E se le colpe federali sono tante, ancora di più sono quelle del Coni, che in quanto “Comitato olimpico” dovrebbe proprio fare pressioni e aiutare le discipline olimpiche.

Qual è il futuro?

“Speriamo che vada presto in porto il progetto sul Seven” scrive Arancio. Lo speriamo tutti, ovviamente. Ma siamo a luglio 2018 e dalle dichiarazioni di Alfredo Gavazzi è evidente che prima del 2019 nulla si muoverà concretamente. Ancora mesi buttati, ancora un progetto che va avanti a vista, senza coerenza e concretezza. E, intanto, l’Italia si ritrova a faticare contro squadre come la Svezia e la Polonia, quando l’obiettivo doveva essere giocare all’altezza almeno di nazionali come Germania e Russia. Alla faccia del progetto.

Foto – Phil Mingo/PPAUK

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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9 commenti su “Rugby 7s: Italia, quel ritardo ormai inaccettabile

  1. L’Irlanda ha lasciato perdere il 7s per anni ma, da quando si sono messi a fare le cose un minimo seriamente, hanno ottenuto risultati più che buoni.
    Da noi si prefigura l’ennesimo concorso pubblico per rugbisti, l’uovo di Colombo, la soluzione a ogni problema; o il segno di un’endemica inefficienza organizzativa e di un tessuto sportivo assai poco efficace in termini organizzativi e di gestione.

  2. quando il responsabile FIR per il seven deve “sperare” che vada avanti il progetto per il seven significa che questi non è un responsabile ma un mero addetto, senza potere decisionale…
    se avesse potere decisionale non avrebbe bisogno di sperare ma dovrebbe semplicemente mettere in atto il proprio progetto…
    il problema è tutto qua…

  3. Giusto una cosa, non per difendere la situazione italiana, ma attenzione non e’ che la IRFU abbia e stia investendo chissa’ che risorse nel Sevens.
    I giocatori son tutti giocaotri di XV tra accademici alla Keenan o di AIL come McNulty ed altri che fanno camps durante l’anno, non sono atleti che si dedicano tutto il tempo al sevens ma restano impegnati nel XV ed a lato fanno il Sevens.
    L’unico grosso investimento fatto da Nucifora e’ stato quello di assumere una persona esperta a fare da direttore del Sevens (e del rugby femminile ha entrambi i ruoliper capire che il budget non e’ solo per il Sevens) in Antony Eddy e muovere la selezione degli atleti dalle giovanili dei club ai gocatori di prima squadra, programmi di talent transfers da altri sport (che non hanno fruttato molto ad oggi) ma non esistono professionisti solo di Sevens per intenderci, non esistono Accademie di Sevens ecc…quello chec’e basta per il Gran Prix ma difficilmente anche si qualificassero per le WR Series basterebbe.

    1. Però, Stefo, c’è un minimo progetto e anche vincere il Gran Prix, rispetto a dove stavano 4 anni fa, non è pessimo.
      Il rapporto investimenti/risultati dell’Italia penso sia molto più negativo e aspettare il deus-ex-machina del Ministero dell’Interno dà, almeno a me, la nausea.

      1. Rabbi ma e’ prorpio un minimo, non creiamo la leggenda di chissa’ che investimenti e infrastrutture per il Sevens la IRFU ha messo su….per farci stare nel budget uno epserto come Eddy ha dovuto dargli il ruolo di Director del rugby femminile e del Sevens. Non son state create Accademie specifiche per il Sevens o una struttura di competizioni a livello domestic di chissa’ che tipo.

        Fino a prima di Nucifora al Sevens, quando nessuno se ne sbatteva del 7s giocavano spesso i ragazzi delle giovanili dei club (non accademici nelle provincie) fuori stagione…ed in maniera volontaria, chi voleva e chi no con club che magari finivano anche per non giocare.
        Hanno deciso di alzare l’asticella ad atleti piu’ maturi ed a fare una selezione non piu’ sul “chi ha voglia” ma su chi gioca in AIL ed ha le caratteristiche necessarie, selezionano li’ fanno camps, e poi a fine stagione una fase di allenamento specifica in vista del Gran Prix…semplicemente pescano atleti migliori di 4 anni fa, spesso al Sevens finiscono quelli che magari hanno fatto anche le Academy senza pero’ sfondare (Billy Dardis il primo che mi viene in mente, una grande promessa del XV che non e’ emerso ed ha trovato la sua dimensione tra AIL e Sevens).

        1. Stefo, ma infatti nessuno dice che l’Irlanda ha investito capitali o ha fatto una rivoluzione. Anzi, le tue parole dimostrano che per fare un salto di qualità significativo (dominare le GPS e ben figurare nelle WS) bastano poche cose, mirate, e con la volontà di farle. Per quello da sempre dico che puntare sul 7s non significa togliere chi sa che fondi al XV o fare chi sa che cose straordinarie, ma serve un lavoro serio. E questo, a oggi, in Italia ancora non c’è, perché la nazionale 7s vive ancora di poco più di volontariato e in Fir è considerato poco più di un dopolavoro.

          1. Duccio peor’ a guardarla bene in Irlanda si fa quello che si fa in ITalia: selezione dal XV degli atleti che hanno le caratteristiche migliori per far bene nel Sevens…cosa che fino a 4 anni fa manco si faceva.
            Certo possiamo aggiungere che c’e’ un Eddy che e’ uno con molta esperienza, che i camps possono essere piu’ frequenti e meglio curati ma alla fine giocatori selezionati da AIL per la maggior parte e Accademici.
            Si ritorna quindi per me sempre al problema di fondo: al formazione e lo sviluppo di giocatori tecnicamente migliori.

  4. ennesima dimostrazione che l’accademia seven alle FFOO non è altro che un bello spot elettorale, visto che si spera che il progetto vada avanti, poi poca attività, etc etc, è anni che si dice che sarebbe il caso di iniziare un circuito nazionale serio, qualcuno indicava i CUS come bacino per fare delle squadre vere da cui selezionare poi la nazionale (a quel punto ben venga una squadra di “riassunto” con una sorta di accademia), ma no, avanti tutti in ordine sparso, con la nazionale che perde dalla benetton (ve lo siete dimenticato?), la monosquadra, soluzione di tutto soprattutto se pagano gli altri, e i progetti che si spera continuino, specchio fedele della nostra mentalità

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