Italrugby: O’Shea, tra permit player e una squadra di duri

Ai margini della presentazione di Cattolica il ct azzurro ha parlato del presente e del futuro.

Un nuovo sponsor sulla maglia, ma i vecchi problemi da risolvere. L’Italrugby si prepara alla stagione che porterà alla Coppa del Mondo di Giappone 2019 con molte domande e alcune risposte. Risposte che Conor O’Shea dà alla stampa a margine della presentazione di Cattolica Assicurazioni, risposte che vogliono vedere un futuro più roseo per un rugby italiano in forte sofferenza.

“Ogni stagione che passa la nostra struttura migliora. Prendete le Zebre: dodici mesi fa stavano per scomparire, ora grazie al lavoro di Bradley e del suo staff sono diventate una palestra importante per tanti ragazzi – esordisce O’Shea nell’intervista sul Corriere dello Sport –. Nella prossima stagione avremo un nuovo sistema di scambio dei “permit player” tra franchigie e club (una ventina di emergenti si alleneranno fino al giovedì con Treviso e Zebre e, se non convocati, giocheranno in Eccellenza”. Insomma, il sistema permit inizia a evolversi e ad assumere quella sembianza che avrebbe dovuto avere fin dall’inizio.

Poi si passa a novembre, dove l’Italia giocherà quattro partite, tra cui quella sentitissima contro la Georgia, vero spartiacque del rugby azzurro. “Quella con la Georgia è una grande partita ma se l’affrontiamo con la giusta mentalità non c’è problema. La sfida è mettere in campo ciò che siamo capaci di fare” dice O’Shea. Già, perché il problema è mentale e troppo spesso in questi ultimi anni la sfida (“mettere in campo ciò che siamo capaci di fare”, ndr.) è stata persa.

Infine, i Mondiali, che sono l’obiettivo finale (e forse questo, come dico da tempo, è l’errore iniziale del progetto Fir, che forse dovrebbe porsi obiettivi più a medio termine che basare tutto su un torneo dove, comunque, arriviamo da sfavoriti d’obbligo, ndr.). “Voglio una squadra di duri, perché non andremo per partecipare, ma per essere competitivi” conclude il ct.

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

17 commenti su “Italrugby: O’Shea, tra permit player e una squadra di duri

  1. Più parla e meno dice, adesso comincia a contraddirsi, tanti proclami, e la faccia tosta di parlare dei permit, che sono stati organizzati dalle società senza regolamentazione federale. No, non parlo di Gavazzi, stavolta! O’Shea, prendi la cittadinanza italiana, uno come te in parlamento ci sta a meraviglia.

  2. ma non erano stati i vari club a mettersi d’accordo motu proprio per migliorare la situazione, adesso viene fuori che è merito del sistema nuovo?
    seconda cosa, quant’è che diciamo che i ragazzi non si esprimono bene perchè mancano di testa? e tutti a dire che era fitness, game plan, skills, che andava tutto bene che avremmo visto una crescita etc etc e poi si esce con “se facciamo come sappiamo” e “una squadra di duri”…
    ma ci state a prendere per il c.biiiiiip.o?!
    comunque contento che se ne siano accorti anche i guru

  3. Non capisco se ogni tanto non sappia lui cosa dire o ha capito che aria tira, aspetta il 2019 e poi ciao. Sinceramente io vorrei dal 2019 vedere lui DoR, un CT che faccia il CT con degli assistenti come si deve. Ma il conto Fir è in rosso, i soldi non ci sono, e sai mai che Co’S voglia davvero rimanere oltre il mondiale (d’accordissimo che per noi il mondiale di riferimento dovrebbe essere quello francese, non giapponese…)

    1. Sai che non capisco perchè da DOR dovrebbe essere meglio che da CT??? Non sei l’unico che lo dice, ma riuscite a darmi dei parametri per valutare questa vostra ottimistica affermazione? In questo momento a me pare tanto Arlecchino servitore fi due padroni… 😉

  4. Per dubbiosi:andate su fratelli di rugby e leggetevi l’intervista a Crawley e forse capirete un poco di più .
    E che il rugby sia con Voi anche se dubito fortemente!

  5. sperando che Duccio, che ormai mi considera un reprobo la faccia passare, questa è l’intervista

    ” NON LAVORIAMO A SUFFICIENZA PER IL BENE COMUNE”
    intervista a KIERAN CROWLEY

    1. Inizia il tuo 3° anno in Italia, alla Benetton. Sei soddisfatto della crescita della squadra? Cosa ti ha gratificato di più del tuo lavoro e in cosa la squadra può crescere ancora?

    “Sì, sono stato soddisfatto dei progressi delle ultime 2 stagioni:
    Nella prima stagione abbiamo apportato modifiche all’allenamento tecnico nel club e al modo in cui volevamo giocare, oltre alla metologia in cui abbiamo affrontato la nostra settimana lavorativa.
    Nella seconda stagione abbiamo consolidato e migliorato quanto impostato nella prima stagione e ci siamo focalizzati sul miglioramento dei processi di recupero dovuti agli infortuni .
    In questa stagione abbiamo due progetti specifici: il primo è migliorare la nostra preparazione atletica cercando di ottimizzare ancora di più il modo con cui facciamo le cose e il secondo è un progetto che coinvolge i club geograficamente a noi vicini. Progetto che sara guidato da Antonio Pavanello .
    Il tutto, senza dimenticare che quanto messo in atto nelle due precedenti stagioni va implementato e dobbiamo ancora lavorare su tutti gli aspetti che riguardano le nostre prestazioni poiché ritengo che ci siano ancora miglioramenti significativi che possiamo apportare in tutte le aree del ns. gioco”.

    2. Con te è cresciuto anche il tuo staff, alcuni allenatori hanno iniziato il loro percorso di allenatori con la tua gestione. Sei soddisfatto della loro crescita professionale e in cosa possono o devono ancora migliorare?

    “Sono molto felice e incoraggiato dal calibro degli allenatori che abbiamo alla Benetton. Conoscono tutti molto bene il gioco.
    Lavorano duramente e danno sempre tutto per i giocatori e il club.
    A mio parere, abbiamo raggiunto un ottimo livello e ci godiamo quello che stiamo facendo, che è importante. Marius Goosen ha esperienza nel ruolo di coaching professionale e porta l’esperienza di questo oltre al fatto che ha un vissuto di molti anni nella competizione Pro12 / 14 e conosce le altre squadre ecc.
    Dal punto di vista del coaching. Fabio Ongaro, Ezio Galon e Marco Bortolami stanno arrivando al loro 3 ° anno a questo livello e li ho visti tutti migliorare ogni anno in quanto hanno più esperienza e conoscenza – Tutti cercano di migliorarsi e questo li aiuterà nello sviluppare e modellare i loro stili e metodi di coaching. Marius sta facendo molta esperienza sulla scena mondiale come allenatore della difesa per l’Italia. Fabio è stato in uno stage in Inghilterra anno scorso, Ezio è stato al seminario di coaching del 6Nations e Marco è andato in Nuova Zelanda per due settimane aggregato ai Crusaders e agli Hurricanes e partecipando alla “ New Zealand Mitre 10 Cup Coaches Conference”.

    3. Oggettivamente , per quali obbiettivi può lavorare Rugby Benetton nel Pro14?
    “Ci siederemo intorno ad un tavolo, quando tutti i giocatori saranno tornati per assegnarci gli obiettivi per quest’anno. Come club vogliamo continuare a costruire sulle prestazioni degli ultimi due anni e continuare a giocare sempre meglio. Dal punto di vista dei risultati, se il primo e il secondo anno volevamo vedere un miglioramento delle prestazioni, quest’anno vogliamo riuscire a competere per i playoff”

    4. In questi due anni di conoscenza diretta del rugby italiano, quali pensi siano gli ostacoli da superare per far crescere ulteriormente, questo sport in Italia? Oppure pensi abbia ragione Nick Mallet quando diceva “ Italiani non buoni per il Rugby”.

    “Non concordo con quella opinione. Credo che chiunque possa giocare a rugby
    Al momento il set-up in Italia non aiuta a sviluppare i giocatori come dovrebbe.
    In Irlanda, Galles, Scozia, Nuova Zelanda …. tutti lavorano insieme per il bene della squadra nazionale. Certo, anche in ognuna di queste nazioni esistono i club, ma la Nazionale è l’ammiraglia, la nave che tutti dovremmo difendere e intorno alla quale fare quadrato. Conor O’Shea sta lavorando molto duramente su questo obbiettivo e già stiamo iniziando a vedere alcuni piccoli progressi. A mio modo di vedere gli aspetti su cui bisognerebbe lavorare sul breve-medio periodo sono:
    – la creazione di Accademie U20 al diretto servizio dei club professionistici
    – I giocatori professionisti che non giocano per Benetton Treviso e Zebre ogni fine settimana devono essere in grado di andare a giocare per i club, sia per favorire la loro crescita che per esigenze di mantenimento della forma fisica e di fitness, (questo è uno dei nostri progetti intorno ai quali lavoreremo quest’anno)
    – I giocatori devono avere conoscenza (visiva e diretta) del rugby di livello più alto, vedere i movimenti e le azioni individuali dei migliori giocatori cercando di capire cosa il rugby attuale di vertice richiede loro.
    – I giocatori devono avere un livello di preparazione fisica superiore
    – Gli allenatori devono essere in grado di trasmettere ai giocatori la fiducia in loro stessi”
    “Ogni paese, poi ha le proprie peculiarità e i propri problemi culturali e di tradizione. In ogni caso quando si adotta un progetto è necessario credere in quello che si fa e spingere tutti nella stessa direzione. E’ innegabile che il rugby di vertice in Italia stia migliorando e se continuiamo a credere in quello che stiamo facendo e continueremo a farlo, vedremo l’Italia fare progressi importanti”

    Traduzione a cura di Gino Setti
    N.B. Io ho solo tradotto

    1. grazie, comunque non ci trovo niente di nuovo ne di diverso da quello che si dice da tempo, inoltre conferma quanto ricordavo, il progetto di collaborazione non è parte di nessun progetto, ma di iniziative singole

        1. io avevo inteso le stesse cose, altri ne avranno intese altre ancora; la sua, egregio, non mi sembra un’annotazione molto democratica

        2. “…Conor O’Shea sta lavorando molto duramente su questo obbiettivo e già stiamo iniziando a vedere alcuni piccoli progressi. A mio modo di vedere gli aspetti su cui bisognerebbe lavorare sul breve-medio periodo sono:…”
          non mi pare che nessuno, al di fuori di qualche blogghista, dica che COS stia lavorando male a livello di organizzazione, anzi, molti pensano che potrebbe fare di più, ma non possa, al più si criticano alcune sue scelte strettamente tecniche come CT, ma mi pare che siano due discorsi diversi.
          seconda parte, secondo lui si dovrebbero fare delle cose che, EVIDENTEMENTE, non si fanno, al momento, e via una lista di cose già, per la maggior parte, sentite millemila volte da parte di chiunque parli di rugby
          “…Al momento il set-up in Italia non aiuta a sviluppare i giocatori come dovrebbe.
          In Irlanda, Galles, Scozia, Nuova Zelanda …. tutti lavorano insieme per il bene della squadra nazionale. Certo, anche in ognuna di queste nazioni esistono i club, ma la Nazionale è l’ammiraglia, la nave che tutti dovremmo difendere e intorno alla quale fare quadrato…”
          ecco su questo passaggio se ne può discutere un po’ di più, ma quale che sia la propria visione che il set-up non aiuti e che nessuno stia cercando di migliorarlo, penso che sia palese, come non credo che nessuno voglia affondare la nazionale per interessi privati, poi, sicuramente, ci sono almeno 3 o 4 visioni diverse di come affrontare questa difesa all’ammiraglia, ma, ripeto, in un discorso di buon senso e realistico, non vedo nessuna grande verità svelata od improvvisa illuminazione o ravvedimento, ma probabilmente sono limitato io

          1. poi, così per fare una carrellata delle dichiarazioni illuminanti
            bradley su OR: Gestione dei permit player per quest’anno: avranno spazio solo o maggiormente nelle finestre internazionali o saranno presi in considerazione, a patto che siano al livello da voi richiesto, anche durante il resto dell’anno?
            Avremo due tipi di permit player: quelli che saranno contrattualizzati con le Zebre, che staranno con noi per tutto l’arco della stagione, e quelli che invece si aggiungeranno al gruppo partendo da una posizione diversa più orientata verso i loro club. Questa sarà per loro un’occasione di mettersi in mostra come ottimi giocatori, si potranno rendere utili quando saranno chiamati in causa.
            Il sistema di quest’anno, rispetto a quello dell’anno scorso, mi sembra nettamente migliore e con buone chance di sviluppo sia per noi sia per il Benetton Treviso, perchè ci permetterà di avere i giocatori tutto l’anno e con un preciso indirizzo.
            troncon su OR:Come evolverà il rapporto con i permit player?
            Ci sarà una linea da seguire, poi è ovvio che lavorare con i giocatori è importantissimo. Per trovare delle soluzioni, che possano di anno in anno migliorare il tutto, vanno sempre stimolate le sinergie tra le franchigie e i club di Eccellenza.
            pavanello su OR:Per esempio abbiamo individuato in Crowley un tecnico che potesse trasmettere una cultura forte, che sposasse in pieno il club. Gli abbiamo affiancato quattro allenatori non solo perché ci piaceva il numero, ma perché volevamo dare più dettagli possibili ai giocatori.
            Di anno in anno abbiamo cercato di strutturarci meglio anche dal punto di vista della preparazione atletica, del recupero dagli infortuni, della fisioterapia, della video analisi… Prima non c’erano video analisti. Adesso ne abbiamo due. Non sono persone trovate così per caso,
            Per esempio, Cannone e Lamaro dovrebbero restare al Petrarca, ma sappiamo che sono nell’orbita del Benetton.
            Noi abbiamo cominciato quest’anno un progetto con alcuni ragazzi, per esempio con Filippetto, che erano a carico nostro, si allenavano con noi e il sabato tornavano nei rispettivi club. Lui, per tutta una serie di motivi indipendenti da questi accordi, non è riuscito a giocare.
            Abbiamo capito dove bisognava implementare o togliere, e dal prossimo anno questo gruppo di giocatori si allargherà ulteriormente. Cercheremo di lavorare con tutti i club del nostro territorio nei limiti del possibile.
            Questi ragazzi, tesserati con le società di Eccellenza, si alleneranno con noi lunedì e martedì, dopodiché saranno liberi di tornare al club se non utilizzati e giocheranno in Eccellenza.

            Sappiamo dei buoni rapporti del Petrarca, ma recentemente anche il presidente di Rovigo, Nicola Azzi, ha detto “mi piacerebbe che la Rugby Rovigo diventi una sorta di Accademia per i giovani in orbita Benetton”. Sembra che il Veneto si stia stringendo come non mai attorno a Treviso.
            Siamo molto contenti di questo. Ci si è resi conto che lavorando in maniera autonoma non si ottengono risultati ed obiettivi a differenza di quando si lavora insieme. C’è più monitoraggio sui giovani, per i quali si è messo in piedi un progetto molto importante per una realtà come la nostra. È sicuramente un passo importante.

            E invece il percorso al contrario, magari per giocatori provenienti da lunghi infortuni che hanno bisogno di giocare, non è ancora realizzabile?
            So che è materia di discussione nelle riunioni tra i club di Eccellenza. Mi auguro che si riesca ad ottenere un regolamento del genere e mettere tutti d’accordo, perché a mio modo di vedere per i nostri tesserati sarebbe importante andare a giocare quando non trovano spazio o per recuperare da un infortunio. Farebbe il bene del giocatore e anche dei club.
            da articolo su benetton OR: “Lo staff dei preparatori vedrà insieme a Pete Atkinson
            ha parlato anche Marco Bortolami, tecnico della touche reduce anche da un’esperienza in Nuova Zelanda a maggio in cui ha toccato con mano realtà come Hurricanes e Crusaders. “L’anno scorso ci sono stati degli alti e bassi, indubbiamente dovremo migliorare la consistenza – ha detto l’ex seconda linea azzurro – Abbiamo molte idee innovative per innalzare le aspettative e sin dall’inizio intensificheremo il lavoro tecnico. La novità sarà nella metodologia di allenamento, molto più stimolante”.
            da r1823 sul treviso : ue anni fa abbiamo cominciato dagli allenatori, nella stagione appena conclusa l’abbiamo fatto lavorando moltissimo sull’area medico-fisioterapica e quest’anno il focus è stato la preparazione atletica. Un lavoro fatto anno dopo anno che ci ha permesso oggi di poter godere un gruppo ben strutturato di professionisti.

            Lo staff dei preparatori vedrà insieme a Pete Atkinson, responsabile della strategia, tre figure chiave: Giorgio Da Lozzo, Riccardo Ton e Giacomo Vigna supportate da Fabio Benvenuto, Serena Chiavaroli e Mark Brady.

            Il secondo progetto importante che interesserà la nuova stagione sarà quello dei permit-player, nato già nelle passate stagioni con un numero limitato di giocatori. Quest’anno invece il numero di atleti che si alleneranno con noi crescerà in maniera importante
            ue anni fa abbiamo cominciato dagli allenatori, nella stagione appena conclusa l’abbiamo fatto lavorando moltissimo sull’area medico-fisioterapica e quest’anno il focus è stato la preparazione atletica. Un lavoro fatto anno dopo anno che ci ha permesso oggi di poter godere un gruppo ben strutturato di professionisti.

            Lo staff dei preparatori vedrà insieme a Pete Atkinson, responsabile della strategia, tre figure chiave: Giorgio Da Lozzo, Riccardo Ton e Giacomo Vigna supportate da Fabio Benvenuto, Serena Chiavaroli e Mark Brady.

            Il secondo progetto importante che interesserà la nuova stagione sarà quello dei permit-player, nato già nelle passate stagioni con un numero limitato di giocatori. Quest’anno invece il numero di atleti che si alleneranno con noi crescerà in maniera importante

            e tante altre che adesso non ho voglia di cercare

      1. ci vedo anche una stoccatina nel parlare di accademie, per il resto le frasi di rito ripetute da tempo.
        Comunque grazie a ginomonza per aver riportato il testo, e grazie a Fumero per aver lasciato che la discussione proseguisse nonostante il mezzo spam.

        1. Non ci sono frasi di rito ma Crowley che spiega il lavoro suo del suo staff e la riconoscenza per il lavoro di COS!
          Se ciò non lo capite e non vi piace sono affari vostri tanto loro delle opinioni altrui se ne fregano abbastanza e vanno avanti col loro progetto.

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