L’Italia juniores non diventi un alibi seducente

Il Grillotalpa, aka Paolo Wilhelm, parla degli azzurrini e mette in guardia da facili entusiasmi.

Oggi azzurrini in campo contro l’Australia per la semifinale per il 5° posto del Mondiale Juniores. Una squadra che registra risultati importanti ma verso la quale dovremmo avere un atteggiamento più “distaccato”, che la vera dimensione della crescita la potremo avere solo tra qualche anno. E nel frattempo questi ragazzi non possono diventare i salvatori della patria.

Il Mondiale U20 della nostra selezione è un po’ la boa a cui si sta aggrappando il nostro movimento. E’ successo un anno fa, sta accadendo anche quest’anno. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: l’Italia sta facendo un torneo notevole, lo aveva fatto 12 mesi fa e ancora di più è protagonista quest’anno, senza dimenticare – in mezzo – il migliore Sei Nazioni di categoria di sempre. Sono risultati che non possono stupire più di tanto, perché non va dimenticato che questo è il gruppo che aveva raccolto non poche soddisfazioni anche nelle nazionali giovanili quando era allenato da Massimo Brunello. Sono risultati che arrivano da lontano. […]

E allora il problema quale è? Che dovremmo andarci con i piedi di piombo e aspettare, che i risultati hanno bisogno di tempo e conferme per prendere consistenza, per dimostrare che non sono un fuoco di paglia. Oggi sappiamo con certezza che questo biennio ha spessore ma se si tratta “solo” di un paio di annate più fortunate o se siamo invece di fronte al prodotto di una filiera che funziona è davvero troppo presto per dirlo, sia in un senso che nell’altro. Un giudizio con cognizione di causa potremo darlo tra 4 o 5 anni. Senza dimenticare che dobbiamo poi pensare allo step successivo alla nazionale U20… Continua a leggere su Il Grillotalpa.

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2 commenti su “L’Italia juniores non diventi un alibi seducente

  1. Le ultime under sono state figlie dei CDF allargati su territorio nazionale, il sistema iniziava a dare frutti ma per motivi economici c’è stato brusco arresto, per cui aspetterei qualche altro anno per dare un giudizio definitivo. Per il momento meglio prendere il buono che c’è , anche se la questione va analizzata più dettagliatamente.
    Ci sta che ci sia un Golden age del rugby azzurro, effettivamente tutto il pack lascia presagire un futuro radioso, dietro però rimangono i tanti limiti tecnico tattici che vengono ben coperti dalla fisicità dei nostri ragazzi…

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