Eccellenza: quando il Veneto fa l’en plein

Con la promozione di Valsugana e Verona sono (al momento) sei le venete nel massimo campionato italiano.

Sei su dodici e, contando anche il Pro 14, sette su quattordici. Il 50% dei club dell’alto livello italiano racchiusi in 18.264 chilometri quadrati. Quelli che formano il Veneto e che con la promozione del Valsugana e del Verona dalla Serie A ora è rappresentato nel massimo campionato italiano da sei formazioni su dodici. Un numero incredibile, che conferma ovviamente l’ottimo bacino ovale del Veneto, ma che pone più di un problema se si pensa all’intero movimento ovale.

Perché se è vero che il Veneto è la “Patria” del rugby italiano e che Petrarca, Rovigo, San Donà, Mogliano, Valsugana e Verona meritano il posto dove sono, dall’altra è sicuramente evidente come un massimo campionato italiano racchiuso in pochi “enclave” non aiuti certo a diffondere l’interesse per la palla ovale e ancor meno per quello che dovrebbe essere il massimo campionato italiano.

Detto ciò, però, sicuramente la promozione delle due formazioni – soprattutto dell’outsider Verona – dimostra ancora una volta come il lavoro fatto in Veneto paghi e come certe realtà – seppur piccole – abbiano saputo lavorare bene e con pazienza per arrivare a risultati sicuramente eccelsi. Se aggiungiamo, poi, che una società come il Valsugana Padova ora ha due formazioni nei massimi campionati maschili e femminile, con le Valsugirls che sono da anni protagoniste, si mostra come un lavoro oculato può portare a importanti risultati anche quando si è una società piccola e in una realtà – come Padova – dove già c’è una corazzata come il Petrarca.

Complimenti, quindi, a Valsugana e Verona – aspettando che si sbrogli la matassa Mogliano e si capisca se la società resterà in Eccellenza o se preferirà ripartire da una dimensione più ridotta – e complimenti al movimento veneto. Resta, però, l’anomalia di un campionato che – di fatto – si concentra in tre regioni (Veneto, Lombardia e Lazio – o meglio Roma), con le sole Reggio e Firenze ad allargare un minimo l’orizzonte. Ovviamente, e giustamente, non si può imporre dall’alto un cambio di tendenza e i risultati vanno conquistati in campo. Ma qualcuno dovrà porsi domande se un campionato allargato a 12 squadre – con tutti i problemi di rose che già in tanti evidenziano e problemi di sostenibilità economica – e che di fatto si gioca in poche zone del Paese sia un campionato utile alla causa ovale.

Soprattutto se questa evidente anomalia non viene sfruttata e, anzi, viene combattuta. Parlo, infatti, del rapporto tra Eccellenza e Pro 14, tra club d’Eccellenza e le franchigie celtiche. E penso, in particolare, alla questione permit player (qui potete leggere l’articolo di oggi sul tema de Il Grillotalpa), al doppio tesseramento che non viene portato avanti dalla Fir, a quel rapporto che dovrebbe esserci tra i due piani dell’alto livello. E con una franchigia federale e l’altra che arriva proprio dalla regione più ricca rugbisticamente, è evidente come un’anomalia come quella attuale potrebbe trasformarsi in un vantaggio se si lavorasse per legare i club e i giocatori tra loro. Ma, appunto, meglio tenersi l’anomalia con tutte le variabili negative piuttosto che trasformare l’anomalia in qualcosa di positivo.

Foto – Verona Rugby

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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8 commenti su “Eccellenza: quando il Veneto fa l’en plein

  1. Il rugby “concentrato” è un dato di fatto, ma lo è da tempo, con le grandi “decadute” Catania e L’Aquila che mancano ormai da diversi anni dal panorama dell’Eccellenza.
    Domanda da ignorante (e un minimo provocatoria), quanto questa concentrazione è “colpa” (passatemi il temine) della Fir (che di fatto un po’ se ne frega di portare il rugby su tutto il territorio, di aumentarne la visibilità e attrattività per il pubblico e sponsor, ecc.), quanto è “merito” esclusivo dei club veneti (lo dico da Padovano, che conosce un pezzo della realtà di quella città) che quindi sono indubbiamente più forti degli altri e fine della storia, e quanto è una “mancanza” di altre realtà, che per i motivi più svariati (mancanza di risorse, mancanza di professionalità, scelta di non lanciarsi ad un livello più alto) non riescono a fare il salto? (Escludiamo Genova e Piacenza che sono arrivate ad un passo dalla promozione, specie i liguri). Probabilmente direte un mix delle tre, ma mi sembra che ne parliamo solo noi di sta cosa (come di tante altre), mentre vorrei capire se i club, la federazione, gli addetti ai lavori (o chi ne sa di più) lo vedono come un problema o meno.

  2. Perchè anomalia? cosa c’è di più bello quando viene premiato un lavoro di progettazione a lungo termine, vedi Valsu..un pò meno Verona, la vera sorpresa.
    La vera anomalia è come fa a non esserci una squadra veneta in Pro14 e non essere ai play off.

  3. tante squadre ma anche tanta peagra…
    beati monoculi in terra caecorum (traducibile anche con “nel paese dei ciechi il guercio è re”).
    Per stare nell’eccellenza attuale basta un vivaio appena decente e poche centinaia di migliaia di euro per tutta la stagione… vedi la lazio che pur non naviga nell’oro…
    se l’aquila catania napoli benevento milano parma e tutte le altre realtà con tradizione e città alle spalle non riescono ad abbinare le due cose la colpa non è di valsugana o verona, che la promozione se la sono meritata sul campo…
    nella prossima eccellenza le venete saranno 6, ma anche 5 o di nuovo 4: il mogliano pareva intenzionato a cedere il titolo sportivo, non mi stupirei se lo facesse anche il sandonà, che si è duramente e lungamente impegnato negli anni per inseguire il sogno playoff, svanito sempre all’ultimo e, con esso, gli agognati 360K federali… rovigo senza zambelli…

    1. Se Il domestic fosse un campionato veramente amatoriale, verrebbe premiato il lavoro fatto sulle giovanili e quant’altro, invece è un miscuglio di quello e di quell’altro, che a volte (a torno o a ragione, dipende dai punti di vista) rema contro il livello superiore ecc.ecc.
      Piuttosto che l’allargamento a 12, sarebbe stata più salutare una bella riforma del tipo: taglio dei premi, 0 stranieri tesserabili, professionisti schierabili solo se tesserati con una delle due squadre di Pro14; ovviamente anche rinuncia alla coppa del nonno, tanti schei e tante figure de palta.

  4. una delle notizie più belle è che un tecnico preparato come Polla Roux torni in Eccellenza..la promozione del Valsu passa anche dalle sue mani

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