Italrugby: Cuttitta “Qual è il gioco di O’Shea?”

Marcello, storica ala azzurra, ha fatto una lunga chiacchierata con il collega Marco Turchetto. Ecco le sue parole.

Marcello Cuttitta, recordman di mete segnate in azzurre, non è abituato a giri di parole. Due settimane fa con lui – e insieme ai capitani delle formazioni milanesi – abbiamo visto Irlanda-Italia alla Buttiga Beer Room. Nei giorni successivi l’ex ala azzurra ha fatto una lunga chiacchierata con Marco Turchetto di Rugby to Italy. E sotto la linea d’ingrandimento è finito Conor O’Shea. Ecco le sue parole.

“Quello che contesto a Conor O’Shea è che in questi due anni un gioco non me l’ha fatto vedere. Il tifoso che ci mette la passione o il neofita possono non notarlo, ma qual è l’impronta di O’Shea? Si criticava tantissimo Brunel che ora sta dimostrando che brocco brocco non è. Contro Irlanda e Scozia la sua Francia ha perso di poco con un gioco chiaro, e con un risultato che non è certo paragonabile alle disfatte italiane. Che sorta di difesa sta portando avanti il tecnico azzurro? Che scelte ha fatto? Pensiamo a come hafatto scornare i ragazzi contro il Sudafrica a Padova. […]

E non ci vengano a raccontare la storia della preparazione atletica altrimenti a cosa sono serviti dieci anni di Accademie e Centri Federali? La parte atletica è la più facile da allenare: la alleni e migliori. Non è fantascienza. La parte più difficile è far comprendere al giovane cosa fare sul campo. E, a livello internazionale, formare atleti in grado di prendere decisioni immediatamente. E il nostro campionato non allena i rugbysti a questo. Guarda Allan e Canna: quando il livello della partita si alza, spariscono. […]

Ma O’Shea è un allenatore? O è un Director of Rugby? Grande manager, coordinatore, grande presenza mediatica e bel personaggio anche con il suo italiano. Persona estremamente intelligente e competente. Ma è un allenatore? La Federazione ha messo a disposizione i migliori collaboratori possibili per far crescere il nostro ambiente?”

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Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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10 commenti su “Italrugby: Cuttitta “Qual è il gioco di O’Shea?”

  1. Innanzitutto un grandissimo. Per me è stato l’antesignano italiano, forse prima di lui De Anna, di quella che poi è diventata la normalità: le ali di sfondamento.
    Quanto alle perplessità sul gioco di O’Shea non gli si può dare torto visto che a oggi la nostra Italia non sembra abbia una sua identità.
    Certo, non abbiamo più la mischia (vincente) di qualche anno fa, non abbiamo più, o non ancora del tutto formati, quei campioni come Francescato o Vaccari né i Dominguez o i Troncon ma in quasi due anni di gestione O’Shea non si è ancora vista la personalità della sua squadra.
    Mi rendo perfettamente conto che si tratta di un cantiere aperto e capisco anche le oggettive difficoltà che abbiamo nel rimanere al passo delle nostre avversarie, ma così è.
    Ho fiducia, pure tanta, spero solo che non mi passi perché da umile tifoso sarebbe triste perdere quell’ansietta dei pre partita di chi, zuccone e privo di realismo, è sempre convinto che “questa volta li battiamo”.

  2. L’irrazionale “questa la vinciamo” è il sale della vita di ogni tifoso. Quelli italiani non sono tifosi ma una manica di morti di fame con conclamate tendenze masochiste.Nel senso buono del termine, ovviamente.

  3. Letta tutta l’intervista, interessante e con diversi spunti di riflessione.
    Concordo con Cutitta sulla mancanza di un’identita’ di gioco, particolarmente in difesa ed e’ una cosa che avevo anche scritto dopo le prime due, non ultimo ieri commentando le parole di Goosen. C’e’ un problema di struttura difensiva e non si possono passare le colpe solo ai giocatori ed agli errori individuali.
    PErsonalmente ripeto poi un punto fatto dopo l’Irlanda: si cerca di leggere teroppo sulle 3 mete segnate agli irlandesi a babbo morto sepolto e resuscitato…mete segnate quando gli avversati avevano alzato dal pedale, fatto sostituzioni di uomini chiave (la mediana Murray-Sexton tanto per dire un paio di sostituzioni cosi’). Si cerca di voler vedere dei miglioramenti nel gioco che nel resto della aprtita non ci son stati assolutamente, miglioramenti arrivati quando l’avversario ha iniziato una aprtita diversa.

    Non concordo invece la parte in cui dubita delle capacita’ do COS come allenatore, capiso la domanda sul ruolo che ha ma io la porrei in maniera diversa del “Ma è un allenatore?” e la maniera in cui al porrei e’ “siamo sicuri di non averlo caricato di troppe responsabilita’ e compiti per cui non riesca ad essere efficace in tutto quello fa? Sarebbe meglio magari eleverne il ruolo a solo DoR mettendo sotto di lui un CT che curi la NAzionale mentre lui guarda a tutte le componenti del movimento dando una direzione e coordinando le varie componenti ed attivita’?” Ecco se la domanda su COS fosse questa potrei concordare che sarebbe uno sputno di discussione interessante e valido, ma non personalmente mettere in dubbio le qualita’ da allenatore di COS mi sembra ingiusto.

    Non concordo neanche molto su Brunel e la Francia, io sta grande identita’ di gioco nella squadra non l’ho vista, anzi. Si una bella difesa quando l’avversario di giornata si e’ incaponito a fare a testate, ma in attacco io ho visto qua e la’ spunti individuali ma non un isstema di gioco.

    1. Stefo, concordo totalmente. Sia sul troppo peso dato alle mete fatte a match perso, sia sulla qualità della Francia di Brunel. Su COS allenatore o Dor, da subito si è detto che Conor non è un allenatore tout court, ma per quello credo che il peso di Mike Catt sia sottovalutato.

      1. Ciao Duccio cosa intendi su COS? Io penso che sia un ottimo allenatore, ma leggendo Cutitta mi e’ venuta in mente la domanda, lo si e; caricato di troppi compiti e responsabilita’ e magari non riesce ad essere efficace come altrimenti potrebbe?

        1. Stefo, l’avevo notato due estati fa in Canada. COS è più un “supervisore” in campo, lasciava molto spazio ai suoi collaboratori per quel che riguardava l’allenamento diretto, mentre lui coordinava il tutto, poi interveniva dicendo la sua, ma poi lasciando fossero Catt, Guidi e Goosen a fare il ‘lavoro sporco’ durante l’allenamento. Il che, sottolineo, non è una critica a Conor, ma uno stile diverso rispetto, per esempio, a un Brunel che faceva tutto lui. Io non concordo con Marcello sull’efficacia di COS, quanto ho più dei dubbi sull’efficacia di creare uno stile di gioco. Personalmente, credo che il cambio Allan/Canna sia in questa direzione, Catt vuole un gioco che fa meglio Tommy rispetto a Carlo. Per me il gioco azzurro si vedrà molto di più in questo 2018 rispetto all’anno scorso.

          1. Capito quello che intendi, interessante come discorso. Ci sarebbe da dire che ha uno staff per qualita’ e completezza superiore a chiunque l’abbia preceduto (manca l’allenatore dei bd ma vabbeh) e quindi magari fare da Head Coach-Coordinatore risulta piu’ “semplice”

  4. Articolo condivisibile nella sostanza ma poco nella forma. Mi permetto di aggiungere che anche nel ruolo di DOR i problemi potrebbero non mancare, anche agli Harlequins ha fatto bene in campo, ma soprattutto fuori. Ha costruito basi solide che ancora oggi continuano a dare i suoi frutti. Il suo stile di gioco non mi piaceva neanche allora personalmente. Però i Quins sono un club privato, l Italia no. Con tutti i suoi casini e giochetti politici. Le riforme sono arrivate, il pachiderma un po’ se smosso ma bastano pochi topolini a mettergli paura.
    In questo momento però le spallatine o i commenti sagaci da parte degli ex, io li eviterei. Un conto è se la critica si fa di un blog e conta meno di zero. Un conto è se a farla è stato uno che ha indossato la maglia azzurra

  5. Articolo condivisibile a fasi alterne.Partiamo dal fatto che negli anni scorsi,le tre mete segnate all’Irlanda c’è le sognavamo.E smettiamola di dire che le nazionali di questo livello smettono di giocare quando sono sicuri di vincere.Io non ho mai visto una cosa del genere,anzi,ho visto infierire su squadre demotivate.Guardiamo anche la situazione che ha trovato COS quando è arrivato.Secondo me stà costruendo i giocatori che possano fare il suo gioco.Il problema e che non tutti ci riescono,e fino a quando non avrà una profondità di scelta adeguata,farà quello che può con quello che ha.Comunque potrei aver scritto un mucchio di minchiate.Ma è quello che penso

  6. Con molta modestia e umiltà mi piacerebbe far notare che certe esternazioni fatte da un ex di grande valore sono fuori luogo.
    Cuttitta, da grande conoscitore di rugby, afferma tante cose da condividere, ma secondo il mio modesto parere è molto confusionario.
    Ci sono diverse cose da evidenziare dall’analisi fatta da M. Cuttitta:
    1. Sembra che non si tenga conto del valore attuale degli avversari.
    I nostri avversari hanno l’abitudine e le capacità di programmare e pianificare anni prima la loro evoluzione sportiva, hanno precisi canoni nella scelta e nella formazione psichica e fisica di coloro che dovranno diventare rugbisti e di conseguenza i futuri tecnici/allenatori.
    Per vedere la differenza non occorre l’analisi di esperti, sono talmente enormi che riesco a vederli facilmente anche io.
    In questo momento (le due partite giocate e probabilmente anche quelle a venire) gran parte delle nostre incapacità sono frutto delle capacità altrui.
    2. E’ vero che le capacità organiche si allenano, ed è chiaro che se il piano di lavoro è corretto i miglioramenti sono pressoché certi, ma non bisogna mai dimenticare che se nasci asino non puoi morire cavallo, perché a parità di strumenti quest’ultimo sarà sempre più veloce. Quello che voglio dire è che il gap non si colma con il semplice allenamento fisico, perché occorrerebbe capire il punto di partenza e le potenzialità dei singoli atleti.
    I limiti organici sono determinanti nelle performance di un atleta, quindi si ritorna al punto di partenza: come si reclutano gli atleti, chi seleziona il “talento” ha le competenze idonee a riconoscerlo e infine abbiamo allenatori capaci di coltivarlo per farlo sviluppare nei migliori dei modi.
    Inoltre, io credo che O’Shea quando parli di fitness, si riferisca al suo significato ampio, cioè la capacità di eseguire e/o di svolgere un determinato compito motorio, nel nostro caso tali capacità devono essere ripetute anche all’80esimo di una partita internazionale, quindi occorre avere in campo atleti veri oltre che a rugbisti (non è più possibile vedere gente trotterellare per il campo).
    Un rugbista deve necessariamente avere tra le proprie capacità anche quelle organiche, che dovranno camminare di pari passo con quelle tecniche.
    3.Che cosa sia Conor O’Shea è chiaro: è un DoR, che in questo momento deve assorbire anche quello di CT, tant’è che delega tanto ai suoi collaboratori supervisionando il lavoro più che eseguirlo direttamente, inoltre cerca sempre collaborazioni esterne (forse perché costano meno) di grande esperienza e valore.
    Ora mi taccio, anche perché sono cose che tutti voi già conoscete.

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