Italseven: Lupini “Vogliamo le World Series”

R1823 ha chiacchierato con Gino Lupini, metamen dell’Italseven, che ha parlato del Sud Africa, della visibilità del seven e del futuro azzurro. Ecco le sue parole.

E’ uno dei metamen dell’Italseven e l’anno scorso la sua presenza ha cambiato volto alla squadra guidata da Andy Vilk. Parliamo di Gino Neil Lupini, classe ’94, uno dei migliori talenti del nostro campionato d’Eccellenza, dove veste la maglia del San Donà. Cresciuto in Sud Africa, Lupini è stato eletto giocatore del torneo nelle due tappe delle Gran Prix Sevens Series cui ha partecipato. In questi giorni Gino Lupini è in raduno con l’Italseven a Roma e lo abbiamo sentito per due chiacchiere sul rugby 7s, il Sud Africa, l’Italia e il futuro.

Gino, iniziamo a parlare di te. Raccontaci della tua famiglia e di come mai sei nato e cresciuto in Sud Africa, ok?

Mio nonno è di Bergamo, ma mio padre è nato a Cape Town e anche io sono nato e cresciuto in Sud Africa. Sono arrivato in Italia tre anni fa per giocare nel Mogliano.

Il Sud Africa è una delle Patrie del rugby 7s, con i Blitzbokke che sono da sempre uno dei top team mondiali. Come è vissuto il seven in Sud Africa e quanto ha influito sulla tua scelta di dedicarti anche a questa versione della palla ovale?

In Sud Africa il rugby 7s è completamente professionale, mentre qui ovviamente no. E’ diverso tutto, ma qui in Italia ho trovato un bell’ambiente in squadra negli ultimi tre anni. Io ho giocato con Western Province anche a 7s e ho fatto anche un raduno con la nazionale sudafricana, ma non ho mai giocato. Era naturale continuare anche arrivato in Italia.

Sei nel giro della nazionale da due anni e ti sei subito fatto notare per le tue qualità tecniche e fisiche. A che punto è il rugby 7s in Italia secondo te e come sta la nazionale?

A noi serve diventare professionisti. C’è il gruppo di giocatori, c’è lo staff, ma serve più tempo assieme, stare sempre assieme. Poter lavorare come fanno Germania e Spagna, che sono nelle World Series o quasi. Cioè dove vorremmo andare anche noi. Ma stiamo lavorando, stiamo imparando giorno dopo giorno, stiamo crescente e sono ottimista.

Nonostante sia sport olimpico, in Italia i media non danno visibilità al rugby a sette e anche voi siete relegati praticamente solo sui siti specializzati, e neanche sempre. Secondo te quanto sarebbe importante puntare sulla visibilità del rugby 7s per farlo crescere anche in campo?

Certamente. I bambini si avvicinano fin da piccoli al rugby, ma non al rugby 7s perché non lo conoscono. E’ importante far crescere il movimento fin dalla più giovane età e sicuramente una visibilità maggiore sarebbe importante per far crescere il movimento.

Una classica domanda a chi gioca a 7s. Quanto serve il rugby a sette anche nella crescita delle skills nel rugby a XV, è veramente propedeutico e potrebbe aiutare a migliorare anche il gioco in Italia del rugby a XV una maggior diffusione del seven?

Serve tanto, perché quando giochi a sette ovviamente si è in pochi, quindi l’aspetto atletico è importantisismo. Poi ci sono i passaggi lunghi, anche di 20 o più metri, piatti e veloci, così come le sfide individuali uno contro uno e devi essere bravo a capire lo spazio, visto che si è in sette e non in quindici. Sono tutte skills che poi servono tantissimo anche nel rugby a XV. Ogni volta che torno a San Donà dopo un periodo con l’Italseven capisco di aver imparato qualcosa di nuovo da applicare anche in Eccellenza.

Torniamo a Gino Lupini. Oggi ti dividi tra l’Italseven e il San Donà in Eccellenza. Sei ancora giovane, quali sono i tuoi obiettivi personali per il futuro? Pensi al Pro 14 e, perché no, alla Nazionale maggiore?

Personalmente in questo momento sono molto concentrato con le due avventure che sto vivendo. Voglio i playoff d’Eccellenza e voglio conquistare le World Series. Quindi al momento i miei obiettivi sono questi, non penso ad altro.

Foto – Rugby Europe/Ludmila Bochkova

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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