Pichot: “Mi volevano sparare per aver proposto di cambiare il 6 Nazioni”

Il vicepresidente della World Rugby ammette che modificare lo status quo è difficile, ma necessario.

Tempo fa Agustin Pichot, leggenda del rugby argentino e vicepresidente della World Rugby, dichiarò in un’intervista al Telegraph che il suo sogno era portare la Georgia in un 6 Nazioni allargato e il Giappone nella Rugby Championship. Parole “per le quali quasi mi spararono” dichiara oggi sempre al quotidiano inglese, nella sua versione domenicale. Chi lo volesse mettere al muro, però, non vuole dirlo.

Questione 6 Nazioni

Una volontà che rimane, ma Pichot ammette che l’inclusione della Georgia o, comunque, un cambiamento dello status quo nel rugby mondiale è difficile. I motivi? “E’ una questione di quando l’altruismo si scontra con la realtà. Il Sei Nazioni non cambierà perché funziona bene così” chiosa l’ex capitano dell’Argentina. Funziona bene, va detto, soprattutto da un punto di vista economico. Perché il vicepresidente di World Rugby lo dice chiaro e tondo: le decisioni vengono prese guardando al vil denaro, spesso anche con sotterfugi.

La Francia e i Mondiali

E, così, ecco che Pichot punta il dito contro la Francia che, secondo lui, ha conquistato il diritto di ospitare i Mondiali 2023 promettendo più soldi e muovendo pedine che con il rugby hanno poco a che fare. “Forse io sono un altruista (o un illuso, ndr.) che pensa che il rugby sia più che fare solo soldi. Il processo è stato indipendente (quello che ha segnalato il Sud Africa come candidata migliore, ndr.), ma poi è intervenuta la politica” attacca l’argentino. Insomma, cambiare il rugby è difficile e, come ammette Pichot, “per uno istintivo come me diventa frustrante”.

Foto – Instagram/agustinpichot

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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