2018, l’Italia alla ricerca della credibilità perduta

Un altro anno avaro di soddisfazioni ha lasciato l’amaro in bocca, ma soprattutto all’estero è evidente la difficile sopportazione di un movimento che non cresce.

E’ un anno fondamentale il 2018 per il rugby italiano. Lo è perché l’Italia arriva da 12 mesi da dimenticare, da risultati sotto le attese sia con la nazionale maggiore sia con le franchigie, sia con la nazionale femminile ai Mondiali sia con quella 7s. Insomma, la credibilità italiana all’estero è ai minimi storici e basta leggere articoli e commenti sulla stampa straniera per rendersene conto.

Sei Nazioni o 5+1?

O guardare le quote del prossimo 6 Nazioni, dove l’Italia di Conor O’Shea fa proprio gara a sé. La vittoria azzurra è quotata a 501 volte la giocata da tutti i maggiori bookmaker, con la seconda peggior squadra del torneo la cui vittoria paga, mal che vada, 13 volte. Insomma, cinque squadre si giocano, più o meno con delle chance, il titolo continentale, poi c’è l’Italia che guarda.

2017 da dimenticare

E come dare torto ai bookmakers? Negli ultimi 12 mesi l’Italia ha vinto una partita su 11 (segnando 149 punti e subendone 373, cioè mediamente i match sono finiti 14-34), in Guinness Pro 14 Treviso e Zebre hanno vinto 17 partite su 70 giocate e tra queste vittorie ben quattro sono arrivate nei derby. La nazionale femminile è arrivata ai Mondiali in Irlanda senza una preparazione degna di questo nome e nonostante non abbia nel complesso sfigurato (ha chiuso nona) è praticamente subito uscita dai giochi per le posizioni che contano.

Italseven dove sei?

Ogni anno Andy Vilk e Orazio Arancio ci provano, si impegnano, ma il l’Italseven continua a restare nei meandri nascosti del rugby europeo. Anche qui è da oltre un anno che si paventava un’Accademia ad hoc con una dozzina di giocatori e altrettante giocatrici da formare per il seven, ma la crisi economica che ha colpito la Fir ha tolto questa chance. E ancora una volta si va avanti a tentoni, con i giocatori che i club liberano misericordiosamente e con una manciata di raduni l’anno. Insomma, peggio di un dopolavoro.

Gestione federale

Evitiamo di affondare il dito, poi, sulle questioni legate ai bilanci federali, alle clamorose retromarce degli ultimi 12 mesi giustificate con lo scarso budget o con scelte strategiche del neoarrivato Aboud (vedi cancellazione di Accademie e Centri di Formazione, “fiori all’occhiello” del candidato Gavazzi alle elezioni), così come ad altri temi ‘politici’ e ‘diplomatici’ che non vogliamo affrontare adesso.

Quello che resta, però, è un movimento che fuori dalle proprie quattro mura non sa vincere, non sa convincere, si allontana sempre più dai migliori – sia in campo sia fuori, sia come risultati sportivi sia come quelli manageriali e politici – ed è sempre più invischiato (vedi ranking) con le ‘piccole’ piuttosto che sedere a tavola con le ‘grandi’. E le grandi, prima o poi, si stuferanno di una nazione che non porta risultati. E tanti bussano alla porta, da diverse latitudini. O l’Italia ritrova credibilità, in campo e fuori, o rischia grosso.

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Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

4 commenti su “2018, l’Italia alla ricerca della credibilità perduta

  1. C’è chi dice che sarà anche quest’anno un altro anno di passione per ci sarà difficile portarne a casa una.
    Il problema non sarà solo l’Italia, ma saranno le legittime richieste di Georgia e Romania a voler giocare al posto nostro.

  2. georgia e giappone sono stabilmente sopra di noi nel ranking (anche perchè, per carità, giocano sempre con le tier 2 mentre noi con le tier 1). al 6n obbiettivamente le nostre speranze di vincere una partita sono più basse che in altri anni (magari col galles e con la francia potremmo anche fare bella figura, ma vincere è un’altra cosa).
    però quest’anno zebre e benetton stanno facendo meglio degli ultimi 3 anni, stanno venendo fuori alcuni giovani di valore… speriamo che la crescita ci sia per davvero

  3. forza e coraggio che dopo aprile viene maggio
    cerchiamo di vedere i lati positivi della questione, ci siamo messi in mano a gente che dovrebbe saperne parecchio, quindi fiducia e speriamo che anche nel breve periodo si riesca a tirar fuori qualche risultato

  4. Italseven che temo tirerà a campare ancora per un bel po’. Poi vorrò sapere che succederà quando Vilk deciderà di andarsene…

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