Meno sostituzioni per salvare il rugby?

E’ l’ex mediano d’apertura gallese Gareth Davies a lanciare l’allarme e la proposta.

Fisici sempre più esasperati, piloni che corrono come trequarti e trequarti larghi come piloni. E tanti, troppi, infortuni. Il rugby mondiale si interroga su dove la palla ovale stia andando e il 2018 potrebbe venir ricordato come l’anno in cui si ridussero le sostituzioni.

A parlarne è Gareth Davies, presidente della Federazione gallese ed ex mediano d’apertura, che sottolinea proprio come siano cambiati i tempi e come questo sia pericoloso. “Una volta il rugby era uno sport per tutte le taglie, oggi non più. Quando giocavo la mia tattica era di superare l’ala che mi aveva rincorso per tutto il match, prenderlo per stanchezza, ma oggi dopo 50 minuti entra una nuova squadra in campo” dice l’ex numero 10 che, appunto, punta il dito sulle sostituzioni.

L’idea di Davies è chiara e ovvia. Se i giocatori sanno che resteranno in campo 50 minuti daranno il 100% subito, mentre dovendo reggere fino al fischio finale li obbligare a tenere ritmi meno indemoniati. Non solo, perché l’esasperazione dei fisici richiesta nel rugby moderno è ciò che per Gareth Davies ha portato al pericoloso aumento di infortuni nel rugby.

“Quando giocavo io nessuno subiva infortuni muscolari o simili, quello che succede alla struttura muscolare dei giocatori oggi non è normale, mentre i legamenti e le ossa rimangono le stesse. E’ il carico il problema. I giocatori sono più grossi di quanto i loro corpi siano progettati di esserlo e molti infortuni derivano da questo, non dal gioco” ha detto Davies. E, dunque, cosa c’entrano le sostituzioni con tutto ciò?

C’entrano, perché reggere 80 minuti piuttosto che 50 richiede una fisicità meno estrema, fisici più leggeri per correre per 80 minuti, più vicini a quella che è la struttura naturale del nostro corpo. Insomma, limitare le sostituzioni, obbligare quasi tutti i giocatori a restare in campo per tutto il match potrebbe ridurre gli infortuni, ridurre l’estremizzazione dei fisici e riportare il rugby a essere “uno sport per tutte le taglie”? Voi cosa ne dite?

Duccio Fumero

Giornalista professionista tuttofare. Il suo amore per il rugby nasce dal mix, pericoloso, di tre passioni: la bellezza del gioco, l’Irlanda e la birra. Per dieci anni ha curato il blog Rugby 1823 all'interno della piattaforma editoriale Blogo.

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